Nessuno si ubriacherà per loro. Eppure sono sul gradino più alto del mondo

Michele Frangilli, Marco Galiazzo e Mauro Nespoli: oro olimpico nel tiro con l'arco alle Olimpiadi di Londra 2012Si chiamano Michele Frangilli, Marco Galiazzo e Mauro Nespoli, ma nessuno si ubriacherà per loro. Hanno vinto l’oro olimpico nella specialità “tiro con l’arco“, ma nessuno girerà per le vie della propria città strombazzando con il clacson dell’auto. Eppure sono sul gradino più alto del mondo.

Sanno colpire il centro di del bersaglio a diversi metri di distanza e hanno surclassato campioni statunitensi, coreani e messicani, ma in pochissimi si ricorderanno i loro nomi già alla prossima olimpiade, figuriamoci fra venti anni.

E’ una cosa che proprio non capisco: tutti pazzi per il calcio, per il pallone, per il football, ma per quelli che veramente si sudano il traguardo senza compromessi politici, senza scommesse, senza zingarate dietro, per loro – dicevo – nessuno spenderà tante altre parole.

E quando sul gradino più alto del podio di Londra 2012, sabato 28 luglio, alla trentesima edizione delle Olimpiadi, sono saliti questi tre ragazzoni a cantare l’inno con il Tricolore che sventolava, beh, io che non sono un nazionalista, mi son sentito tremare tanto era forte l’emozione che provavo.

Ma dei lacrimoni di Frangilli nessuno si ricorderà spenti i riflettori.
Eppure son questi i momenti di cui qualsiasi sportivo si dovrebbe “cibare”. Senza trucchi, senza ceroni, senza riflettori. Sempre.

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