De personalizzazione, iGoogle et Web 3.0

Grazie alla digitalizazione feroce e invadente, siamo entrati oggi (già da un pezzo in realtà, ma come ho detto altre volte io arrivo sempre in ritardo!!!) in un era decisamente diversa, cambiata, dove i principi sono altri da quelli che hanno caratterizzato i tempi che furono.

Se prima del digitale eravamo davanti a un bisogno (indotto o spontaneo, non è questo il punto), a una volontà di comunione, di socialità, di condivisione che riguardava tutti gli aspetti della vita di una persona, quello che adesso importa e che assume un valore “centrale” è il fattore PERSONALIZZAZIONE.

Cosa significa? Significa che le nuove tecnologie, i nuovi linguaggi e codici, i nuovi softwares vengono progettati per dare risalto ai gusti, agli interessi, al mondo di una persona e poterlo fare per tutte le persone o potenzialemente per il maggior numero possibile. Una specie di mass customization, che Wikipedia definisce così (in maniera vaga ma interessante come spunto di partenza):

“La mass customization (espressione inglese traducibile come personalizzazione di massa) è la strategia di homepage_igoogleproduzione di beni e servizi orientata a soddisfare i bisogni individuali dei clienti e contemporaneamente preservare l’efficienza della produzione di massa, in termini di bassi costi di produzione e quindi prezzi di vendita contenuti”.

Chiaro, questa è una definizione incentrata esclusivamente sull’aspetto economico-produttivo di un bene da cui poi il settore industriale possa trarre benefici. In pratica si tratta di poter produrre per tutti qualcosa che poi ognuno possa diversificare in qualche caratteristica, cioè, tanto per fare un esempio:

“******** Sport effettua la totale personalizzazione dell’equipaggiamento sportivo anche su capi già a vostra disposizione. Rendere esclusivo un prodotto sportswear come vuole il cliente è il nostro compito. La serigrafia interna e l’abilità del personale tecnico ci consentono di personalizzare con i moderni sistemi di stampa e di ricamo” maglie, tute, kit da gara, striscioni, gadgets, borse, cappelli, ecc. ecc.

Ora il prodotto non ci interessa. Quello su dobbiamo focalizzarci è il concetto di personalizzazione. Che ripeto, non significa solo poter mettere la nostra firma sulle scarpe alla moda che potrebbero avere tutti ma che in questa maniera sono ancora più fighe delle altre “normali”. Questo concetto, nemmeno troppo difficile da capire, in realtà racchiude sotto di sè anche un passaggio tecnico e tecnologico dal Web 2.0 al Web 3.0.

Se al Web 2.0 corrisponde il “vecchio” concetto di condivisione (del proprio mondo con gli altri), al Web 3.0 dovrebbe essere legato il termine personalizzazione. Lo è? Per qualcuno si. In un articolo del britannico Guardian, la scrittrice Jemima Kiss suggeriva che il Web 3.0 dovrebbe essere incentrato sulla segnalazione (anche se forse “indicizzazione” è più adatto, nota mia) e personalizzazione, mentre il 2.o era incentrato sull’interazione. Continua Josh Catone di ReadWriteWeb così: …”Con l’utilizzo di Last.fm e della bacheca per gli avvisi di Facebook, tanto per fare un esempio, la Kiss ha disegnato un’immagine del web dove i servizi per le indicazioni personalizzate possono portarci informazione sulla musica recente, sui nuovi prodotti, su dove mangiare. E’ il sogno dei produttori e dei commercianti” e non è tanto lontano dalla realtà. Anzi.https://i1.wp.com/www.voidspace.org.uk/python/articles/images/minority-report.jpg

Per qualcun altro invece non è del tutto vero. Un commento infatti all’articolo della Kiss recitava più o meno così: “la personalizzazione riguarda il web 2.5. La versione 3.0 sarà la comunicazione istantanea in tempo reale che aderirà a certi protocolli e media. Il web 3.0 sfrutterà ancor di più la tecnologia a banda larga e l’informatica avanzata”. Un momento! Finora nessuno ha parlato di Web 2.5: che storia è questa??? per quanto mi riguarda immagino che il web 2.5 del commento e il 3.0 degli espertoni di comunicazione coincidano, solo con qualche problema tassonomico: le definizioni sono molto vaghe e incerte. Ma, a parte il commento (è anche abbastanza banale) che prospetta un futuro quasi alla Minority Report (vedi foto), la visione di web 3.0 di Camilla Cannarsa è invece molto più “intima”: propone infatti un’idea di web come “la mia casa, il mio nido che mi protegge dall’esterno e sa quel che voglio perché l’ho organizzata secondo le mie esigenze e secondo il mio gusto personale. A casa mia sono perfettamente a mio agio, sempre. E a casa mia, sono io che decido a chi aprire o non aprire la porta. L’insieme di queste idee è secondo me il web 3.0”.

Effettivamente molti indizi sembrano condurre in questa direzione. Ma il problema che mi pongo io è: se fosse veramente così il futuro prossimo (passatemi il termine), evidentemente io una volta uscito di casa mi dovrei per forza di cose sentire a disagio, perdermi, provare frustrazione e altrettanto sicuramente non riuscirei più a comprendere gli altri da me. Sarei in balia dei sistemi di comunicazione e, a questo punto, di tutto ciò che vi ruota attorno, produttori di software, di informazione su misura o di scarpe personalizzabili che siano.

Per me e il mio povero neurone, la personalizzazione vuol dire poter modificare la home page del browser, del tipo che posso scegliere con iGoogle se vedere un bel villaggio invernale o un tipico tramonto caraibico (ho scoperto l’altro giorno che poi il sole si sposta e l’immagine cambia tonalità col passare delle ore come se fosse la mia finestra di casa, sul serio!, vedi la foto sopra…), poter decidere quali riquadri (voglio ascoltare la radio sul web? Voglio essere aggiornato dall’Ansa??) aggiungere, poter essere raggiunto dai feed cui mi sono iscritto e cose simili. Ma quasi certamente questo è un utilizzo del web ridotto e riduttivo. E se i servizi del web 1.0, ormai obsoleti, sono passati e si sono trasformati in quelli del 2.0 che ora tutti utilizziamo a pieni click, come fa la casa di prima (della scrittrice Cannarsa) a essere già evoluta nel 3.0?? In quale mondo viviamo?

Dopo aver dato un’occhiata intorno, dopo aver visto che la personalizzazione l’abbiamo ed è anche troppa, dopo aver visto che non ci capiamo nè coi nostri vicini nè con gli altri, che siamo in balia dei sistemi di comunicazione ecc ecc, siamo sicuri di non essere già dentro (senza essercene accorti) al 3.0???

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