Morto un ddl antiblog se ne fa un altro

Morto un papa se ne fa un altro. Ritirato un disegno di legge criticato da tutti, se ne propone un altro. Ma ci stanno prendendo in giro o cosa?freepress

La situazione è questa. Qualche mese fa era venuto (anzi tornato, dato che la prima versione del ddl si chiamava Levi/Prodi e risale all’ottobre 2007) fuori un disegno di legge del parlamentare del Pd Franco Ricardo Levi di far registrare al Roc (il registro degli operatori della comunicazione) anche blog e siti web che, secondo il proponente, realizzano un servizio di informazione e pertanto vanno controllati. Le misure previste nel ddl rinominato Levi/Veltroni (segno evidente che destra, sinistra, centro, buoni, cattivi qui non si salva più nessuno) erano più o meno sinteticamente queste:

  1. ogni blog è equiparato a un prodotto editoriale;
  2. ogni blog deve registrarsi al Roc;
  3. ogni blog che non si iscrive al Roc può essere denuciato per il reato di “stampa clandestina”: due anni di carcere e sanzioni economiche;
  4. ogni blog è soggetto alle norme sulla responsabilità connessa ai reati a mezzo stampa;
  5. ogni blog che pubblica Adsense di Google o banner può risponderne all’Agenzia delle Entrate.

Dopo numerose contestazioni, dopo le proteste di tutto il popolo della rete, dopo i dubbi persino in sede europea, il ddl viene ritirato. Per la seconda volta. E allora dall’altra parte dell’aula pensano: ma se questi polli del Pd non ci riescono, ci pensiamo noi. Ed ecco spuntar fuori dal cilindro di Veltrusconi (affettuoso nomignolo affibiatogli da Beppe Grillo) il ddl Cassinelli, partito/popolo delle Libertà e membro della commissione Giustizia della Camera.

giornaliPartendo dalla legge sull’editoria n°62/2001, dove c’è una definizione di prodotto editoriale (art. 1) così generica da comprendere qualsiasi cosa, il parlamentare della maggioranza spiega come quella legge di fatto estenda obblighi previsti e considerati necessari per la stampa tradizionale anche a realtà elettroniche che con questa nulla hanno a che spartire. Quindi uno dei nodi della questione è la definizione stessa di prodotto editoriale nella sua accezione moderna, ovvero quella elettronica.

Leggiamo il testo della proposta di legge messo online nel blog dello stesso Roberto Cassinelli.

L’art. 2 di tale proposta prevede che venga aggiunto alla legge n°62/2001, art. 1 il seguente comma 4:

« 4. Sono esclusi dagli obblighi previsti dall’articolo 5 (obbligo di registrazione del giornale, Ndr) della legge 8 febbraio 1948, n. 47, tutti i prodotti editoriali pubblicati sulla rete internet, ed in particolare quelli utilizzati quale strumento di espressione del pensiero e di aggregazione sociale e culturale, ad eccezione di quelli per cui sussista almeno una delle seguenti fattispecie:

a) il prodotto editoriale pubblicato sulla rete internet risulta essere l’edizione telematica di un prodotto editoriale realizzato su supporto cartaceo per il quale sussistono tali obblighi, e con esso ha in comune
l’editore o il direttore responsabile;
b) l’editore del prodotto editoriale pubblicato sulla rete internet intende avvalersi delle provvidenze previste
dall’articolo 3;
c) il prodotto editoriale pubblicato sulla rete internet ha quale scopo unico o prevalente la pubblicazione e diffusione di notizie di attualità, cronaca, politica, costume, economia, cultura o sport, e sussistono entrambe le seguenti condizioni: il prodotto editoriale è gestito in modo professionale da una redazione di almeno due persone regolarmente retribuite; contiene al proprio interno inserzioni pubblicitarie che complessivamente costituiscono per l’editore fonte di reddito lordo per un importo non inferiore ad Euro
36.000 annui»
.

In base a quest’aggiunta, sono esclusi dall’obbligo di registrazione al Roc tutti i prodotti editoriali tranne le estensioni telematiche dei prodotti cartacei (a), tranne i prodotti i cui editori facciano richiesta dei contributi statali (b), e chiunque parli di attualità, cronaca, politica, costume, economia, cultura o sport avendo un reddito, grazie a inserzioni pubblicitarie e banner, superiore ai 36.000 euri lordi.

Se ho letto bene e se il testo di riferimento è quello giusto, a una prima occhiata non sembrerebbe male il progetto. L’idea di fondo (ed è questa la vera novità della proposta di legge) è quella di distinguere come due insiemi separati le attività professionali di informazione da tutte le altre. Il problema, però, è che questo confine, nella realtà delle attività di moltissimi siti, è sfumato e quasi impercettibile.

A questo punto rimane una domanda fondamentale da porsi: ma dato il fatto che si sta bene per ora in questa situazione, qual’è lo scopo di una legge che va a complicare le cose e che rende il panorama difficile da gestire con definizioni ambigue e contorte??? Ai posteri…

Fonti: Camera, Senato, Punti informatico, Beppe Grillo.

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