Assalto alla Diaz, assolta la polizia

Sono stati assolti i vertici della polizia per le violenze del 21 luglio 2001, durante il G8 di Genova, all’interno della scuola Diaz. Nessuna condanna, dunque, per Giovanni Luperi, attuale capo del Dipartimento di analisi dell’Aisi (ex Sisde), nel 2001 vice direttore dell’Ucigos, e per Francesco Gratteri, attuale capo dell’Anticrimine, all’epoca dei fatti direttore dello Sco, e Gilberto Calderozzi, oggi capo dello Sco. Dei 29 imputati, 13 sono stati condannati e 16 assolti. Il tribunale di Genova ha inflitto pene per complessivi 35 anni e sette mesi, di cui 32 anni e sei mesi condonati. L’accusa aveva chiesto condanne per un totale di oltre 108 anni. Vai alla photogallery di Repubblica.

Non bastano quindi le evidenti prove, tutte le testimonianze, i soprusi e le ferite per spedire in gabbia i mandanti dell’assalto alla scuola Diaz. Questo è un bell’esempio di come funziona la giustizia in Italia. Non solo il prossimo che chiede fiducia nelle istituzioni dovrebbe ,prima di parlare, informarsi su questi fatti, ma soprattutto dovrebbe passare lui ciò che hanno passato pacifici manifestanti, giornalisti e medici e semplici cittadini in quei giorni di guerriglia…

Fonte: Repubblica.

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2 pensieri su “Assalto alla Diaz, assolta la polizia

  1. io non ho parole, ne ho già spese troppe commentando questi fatti..
    questa giustizia è scandalosa,queste assoluzioni sono scandalose
    nemmeno davanti all’evidenza..mi viene una rabbia………………………

  2. Avrei voluto scrivere un articolo in materia, se solo il tempo dedicato al lavoro e alla mia vita me lo avessero concesso. Sono basito, umiliato e svuotato della mia fiducia nei confronti delle forze dell’ordine. Con questa sentenza, guardare un agente per la strada fa provare una sensazione innaturale di disprezzo nei confronti degli agenti di polizia, nonostante tra di loro ci siano molte persone d’onore che proteggono la gente. E’ un danno all’Italia, ai cittadini e alle forze dell’ordine stesse. Complimenti ai “potenti” che tramano nell’ombra. Vergogna per i carnefici e rispetto per le vittime.

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