Pirateria informatica: la soluzione Sarkozy

L’approvazione della soluzione Sarkozy/Olivennes

Ancora un passo verso l’approvazione definitiva per la proposta di legge francese antipirateria. olivennes_sarkozyCon un risultato schiacciante al senato (297 voti favorevoli e 15 contrari) che non dovrebbe lasciare dubbi sull’ok finale dell’Assemblea Nazionale, la cosiddetta three strikes policy si avvia a entrare presto in vigore presso i cugini d’oltralpe. La versione attuale è stata modificata e perfezionata rispetto all’originale “Mission Olivennes” promossa lo scorso anno dal Ministro per la Cultura transalpino Christine Albanel in accordo con i maggiori operatori del settore (major, isp, governo). Rimane fondamentalmente l’approccio “pedagogico” al problema della pirateria, l’offerta di una “seconda possibilità” per chi decide di redimersi; ma per i colpevoli la severità dei provvedimenti aumenterà di pari passo con la gravità del reato. Al primo passo falso, gli utenti ricevono un avviso via e-mail dall’ISP. Al secondo tentativo di pirataggio smascherato viene inviata una lettera cartacea di avvertimento, attraverso la posta tradizionale. Il recidivo colto in fallo una terza volta verrà privato della connessione web per un periodo che va da un mese a un anno.

Ma cosa succede in Italia?

Presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri si è insediato il 23 settembre un Comitato che promette di combattere quella che viene definita “pirateria multimediale e digitale“: si mormora che fra le stretegie perseguite dal Comitato possa esserci l’importazione della cosiddetta dottrina Sarkozy.piracy

La reazione

La cultura nella Società dell’Informazione costituisce, tuttavia, evidentemente un bene comune e la circolazione del patrimonio culturale rappresenta pertanto un tema in relazione al quale si confrontano ed intersecano inevitabilmente interessi e diritti di soggetti diversi: utenti e consumatori, internet services provider, intermediari della comunicazione, artisti e fornitori di contenuti. Sono numerosi i firmatari di una lettera aperta indirizzata al Ministro Sandro Bondi e al Segretario Generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri Mauro Masi: lamentano il mancato coinvolgimento di tutti i soggetti che afferiscono al mercato dei contenuti digitali, si oppongono all’introduzione di una soluzione semplicemente punitiva come quella prevista dal modello francese e chiedono di avere voce in capitolo.

I punti contestati

Tale soluzione – in contrasto con il principio, sancito il 24 settembre 2008 dal Parlamento Europeo con 573 voti contro 74 e ribadito dalla Commissione il 6 ottobre, secondo il quale “nessuna restrizione può essere imposta ai diritti ed alle libertà fondamentali degli utenti finali, senza la preventiva autorizzazione delle autorità giudiziarie, segnatamente in accordo con l’Art. 11 della Carta dei diritti fondamentali dell’UE sulla libertà di espressione e d’informazione” – infatti, non appare fondata su un adeguato bilanciamento dei contrapposti interessi e sembra porre la tutela dei diritti d’autore su di un piano sovra-ordinato rispetto ad altri diritti e libertà fondamentali del cittadino quali quello alla privacy ed all’accesso all’informazione ed all’utilizzo delle risorse informatiche e telematiche che sono destinate a divenire, tra l’altro, il canale di comunicazione privilegiato tra cittadino e pubblica amministrazione e, dunque, strumento ineliminabile per l’esercizio di un ampia gamma di diritti civili e politici.

Occorre, d’altro canto, rilevare che lo stesso Governo francese, pur pervenendo alla non condivisibile citata conclusione, ha, a suo tempo, affrontato il problema della lotta alla pirateria digitale con quello dell’incentivazione del mercato legale di contenuti digitali, rendendo così evidente che le due questioni non possono essere affrontate disgiuntamente.

Fonti: Assoprovider, Punto Informatico e Vision Post – Cronache digitali.

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