Strage di Civitella, la Germania dovrà risarcire

Immagine di repertorio

Sentenza senza precedenti della Corte di cassazione sulle stragi naziste. Per la prima volta la Suprema Corte ha condannato lo Stato tedesco a risarcire i familiari delle vittime delle stragi compiute durante l’occupazione tedesca. La Cassazione ha respinto infatti il ricorso presentato dalla Germania contro la sentenza della Corte d’appello militare di Roma che ha condannato Berlino a pagare i danni alle parti civili nei processi per l’eccidio nazista compiuto il 29 giugno 1944 in provincia di Arezzo a Civitella, Cornia e San Pancrazio, in cui vennero trucidate 203 persone, tutte civili e in gran parte donne e bambini.

La prima sezione penale della Suprema Corte ha dato ragione al sostituto procuratore generale Roberto Rosin, che aveva chiesto di respingere il ricorso e confermare la condanna della Germania «in solido» con il sergente della Wehrmacht Max Josef Milde. Milde è stato condannato all’ergastolo nel dicembre dello scorso anno per la strage dove tra le vittime si annovera anche il parroco di Civitella, don Alcide Lazzari, medaglia d’oro al valore civile. I magistrati militari, oltre a condannare Milde, hanno previsto per i nove familiari di due vittime costituiti parte civile nel processo un risarcimento complessivo di un milione di euro.

Probabilmente ora molti altri familiari si costituiranno parte civile e numerosi altri processi verranno riaperti. Ma prima  di questa sentenza, la vittima non si diveva risarcire lo stesso???

La vicenda.

Il 18 giugno 1944 i partigiani sorprendono nel circolo ricreativo di Civitella quattro soldati tedeschi. Nello scontro a fuoco tre soldati restano uccisi. I nazisti lanciano un ultimatum di 24 ore per indicare i colpevoli, ma nessuno li denuncia. La gente lascia Civitella per timori di rappresaglie, ma per dieci giorni i tedeschi fanno credere che non sarebbe successo nulla. Finché all’alba del 29 giugno, quando la gente è tornata nelle loro case, Civitella e le frazioni di Cornia e San Pancrazio vengono circondate e inizia il massacro: molte donne vengono violentate prima di essere uccise. Don Lazzari sta celebrando la Messa per la festività dei santi Pietro e Paolo: i soldati entrano in chiesa e uccidono il prete e i fedeli con colpi di pistola alla nuca. Poi bruciarono le case in cui si erano rifugiati i pochi superstiti. Alla fine le vittime furono 203.

Fonti: Repubblica e Resistenza toscana.

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