Omicidio Sandri, ancora scuse

La colpevole dell'omicidio Sandri: LA RETE METALLICA.

“Ai familiari di Gabriele Sandri chiedo perdono. Ma non trovo le parole. Ho ucciso il loro figlio: dire che mi dispiace, che non volevo, non può essere sufficiente. Vorrei incontrarli, anche se so che non sarebbe facile”. Per la prima volta, con l’ANSA, l’agente di polizia Luigi Spaccarotella, accusato dell’omicidio del tifoso laziale Gabriele Sandri, parla della vicenda.

Ripercorre quell’11 novembre: “Correvo – racconta il colpo é partito accidentalmente, poi è stato deviato. Non ho mirato all’auto: come si può pensare che abbia voluto uccidere qualcuno? Voglio pagare per quel che ho fatto, ma pensare che sia stato un omicidio volontario è troppo”. “Rimettermi la divisa, quando sono tornato al lavoro, non è stato facile – aggiunge – non ho più voluto impugnare una pistola, né salire su un’auto della polizia”.

“E’ un errore continuare a sostenere la tesi della disgrazia quando ci sono quattro testimoni che danno indicazioni per una volontarietà dell’azione”. Così l’avvocato Michele Monaco, legale della famiglia Sandri, ha inoltre commentato l’iniziativa dell’agente di polizia Luigi Spaccarotella di chiedere perdono ai genitori ed al fratello di “Gabbo”. “In assenza di un’ammissione di responsabilità – ha aggiunto il legale – è difficile pensare di perdonare chi ha ucciso Gabriele”.

In fondo in fondo, ancora sperano che la stronzata della rete metallica che devia il colpo (nonostante quattro testimoni si esprimano in termini diversi) ce la possiamo ancora bere [ndr]

Fonte: Ansa.

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