Non stiamo parlando di biciclette…

Viaggio solo. Accendo il motore, ovviamente con la pedalina, ingrano la prima e via. Non stiamo parlando di biciclette, anche se il mezzo in questione ha due ruote, bensì della VESPA PX 125 E. La protagonista assoluta della mia estate 2008 è lei.

Perchè è la protagonista dopo trent’anni (il modello PX) che è stata prodotta? Semplicemente perchè mi porta al mare. Quando non uso la bicicletta (già, ho la doppia fortuna di avere il mare a 10 minuti da casa e di poter scegliere tra bici e vespa), o quando ho poco tempo (vado al mare alle 15 e alle 17 devo andare al lavoro), faccio una volata in vespa. Peccato che non si possa più sentire il vento tra i capelli: nonostante li possegga ancora, il casco rovina un pò l’effetto. Ma, in sostanza, l’emozione di sentire il motore quando stacca, il cambio un pò ostico, il freno  sotto i piedi sono tutte sensazioni che con i moderni scooters non esistono più.

Ebbene, perchè questo post così nostalgico si starà chiedendo qualche pazzo che a ferragosto è ancora qui al pc a leggere il mio “pezzo”: perchè Lei è la protagonista assoluta nel bene e nel male. Fatemi spiegare: sabato scorso (8 agosto, ndr) appena tornato con il treno da una piccola vacanza, decido di andare a farmi un tuffo al mare. Sapendo che alle 17:30 sarei dovuto correre al lavoro dall’altra parte della città (45.000 abitanti costituiscono un villaggio, un paese o sono sufficienti per una città???), ho pensato bene di prendere la vespa, di correre a farmi un tuffo e tornare a casa per prepararmi. Sfiga volle che la bicicletta fosse K.O. per cui la mia scelta era anche un pò costretta dalle contingenze. Allaccio il casco, accendo il motore con la pedalina, parto.

“E’ fatta!” ho ingenuamento pensato. E infatti avevo fatto i conti senza l’oste. L’oste in quel caso si chiamava chiodo o qualsivoglia-oggetto-appuntito che ha forato la mia gomma. Quella posteriore per giunta. “Perfetto” penso mi sia scappato dalla bocca. Sfiga volle che non ci fosse nemmeno la ruota di scorta. Sono riuscito a malapena a spostare quei 240 e rotti Kg fino al marciapiede dall’altro lato della strada. Poi tranquillamente sono arrivato a piedi al mare per un meritato tuffo.

Oggi la seconda puntata della vicenda: il gommista mi ha detto: “prendi questo compressore, gonfi la ruota, appena si sgonfia la rigonfi e via e cerchi di portarla qua”. Chissà quale ritrovato della tecnologia mi apsettavo io e invece… Detto fatto, dopo venti minuti mio padre mi seguiva con la macchina e il compressore. Dieci metri e il sedere della vespa inizia a scivolare a destra e a manca, ci fermiamo la prima volta. Gonfiamo e ripartiamo. Venti metri e quasi non cado addosso ad una macchina parcheggiata. Ah, ho dimenticato di dirvi che la strada era poco frequentata, sapete il lungomare durante la settimana di ferragosto… Insomma in totale avremo causato mille disagi ma soprattutto avremo fatto cento metri. E’ stato allora che ho sbroccato e tra imprecazioni varie ce ne siamo tornati a casa con la coda tra le gambe.

E’ bastato che questo pomeriggio il gommista ci venisse dietro col furgone, caricasse la vespa e si mettesse a fare il suo lavoro. Dieci minuti, niente bestemmie, niente imprecazioni di vario genere e di dubbio gusto, venti euro.

La protagonista assoluta della mia estate 2008 è senz’altro lei.

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