Testamento biologico: prima applicazione in Italia

MODENA – Il testamento biologico – un documento che permette di lasciare scritta la volontà di morire e rifiutare le cure – è stato applicato per la prima volta in Italia. E’ successo a Modena, dove Vincenza Santoro Galani, 70 anni, ha scelto di morire “secondo volontà”. E ha aperto uno spiraglio per i tanti Welby in Italia, dimostrando che il testamento biologico non è solo relegato alla carta, ma è realtà.

In particolare, a consentire alla donna di rifiutare le cure è stata l’applicazione di una norma del 2004, che stabilisce la possibilità di nominare un amministratore di sostegno, cioè una figura autorizzata a decidere in caso di perdita delle facoltà intellettive.

Il 9 maggio scorso il magistrato aveva accolto la richiesta della donna, intenzionata a rifiutare ogni cura che potesse prolungare le sue sofferenze. E aveva nominato il marito amministratore di sostegno, come indicato dalla signora stessa. La donna, 70 anni, era affetta da sclerosi laterale amiotrofica, una malattia incurabile, e aveva comunicato a suo marito e ai figli di non volere interventi né accanimenti terapeutici rifiutando, quindi, anche la respirazione artificiale. E il marito ha rispettato la sua volontà.

Se i medici le avessero fatto la tracheotomia, venendo meno alle sue disposizioni, la paziente sarebbe rimasta collegata al polmone artificiale. Una situazione senza prospettive, che non avrebbe certo portato alla guarigione. Nei giorni scorsi le condizioni della donna erano notevolemente peggiorate. Il marito ha quindi deciso di portare la richiesta della moglie al giudice tutelare del tribunale di Modena, Guido Stanzani, che l’ha accettata. I medici hanno però applicato a Vincenza Santoro Galani le cure palliative più efficaci, per alleviare le sofferenze negli ultimi momenti di vita.

Fonte: La Repubblica. Altri approfondimenti: Caso Welby (Corriere e Wikipedia).

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3 pensieri su “Testamento biologico: prima applicazione in Italia

  1. Il problema è indubbiamente complesso e drammatico. Io penso che al di là di impostazioni spesso falsamente morali o religiose, bisognerebbe trovare una soluzione al problema in questione.
    Credo che questo potrà avvenire se nascerà un franco, magari anche aspro ma leale (leale!) confronto culturale tra le varie posizioni.
    Non bisognerebbe, insomma, lasciare che di un problema come questo si occupino solo i medici ed i giuristi.
    Riccardo

  2. Sicuramente sarebbe una brutta situazione quella in cui una persona si lasciasse andare facilmente “perchè c’è sempre QUEL rimedio”; però non si può negare il diritto all’autodeterminazione…

    Sul fatto del confronto, ti do ragione “a palla de fogo” come se dice da nojaltri, ma non ci credo, perchè è un argomento troppo spinoso e l’elettorato lo reputo ancora abbastanza critico nonostante l’indifferenza dilagante… 😛

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