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Lodo Schifani Bis: approvato il ddl. Via libera del Consiglio dei ministri al disegno di legge sull’immunità delle più alte cariche istituzionali, il cosiddetto “lodo Schifani bis“. Il provvedimento è stato presentato dal ministro della Giustizia Angelino Alfano e votato anche da Silvio Berlusconi (”O faccio il presidente del Consiglio o dedico il mio tempo a preparare le udienze. Tutte e due le cose non si possono fare. Adesso stiamo diventando un Paese normale” avrebbe detto il premier durante la riunione). Il testo esonera per tutta la durata dell’incarico le prime quattro cariche dello Stato (presidente della Repubblica, presidente del Consiglio, presidenti del Senato e della Camera) da tutti i ”reati extrafunzionali”, non commessi cioè nell’esercizio delle loro funzioni. Leggi l’articolo qui.
L’Ue boccia le impronte ai Rom: “Mai successo prima”. Gli Stati membri dell’Unione europea non possono prendere misure di schedatura o prelievo di informazioni biometriche come impronte digitali per singoli gruppi nazionali o etnici. Maggiori info qui.
Via libera del Senato al decreto sicurezza. L’Aula di Palazzo Madama approva il
testo che stabilisce l’uso dell’esercito nelle città e contiene la contestata norma “salva-premier” (166 voti favorevoli, 123 contrari e 1 astenuto). Quell’emendamento che prevede il blocco dei processi per i reati che non creano allarme sociale commessi fino al giugno 2002, tra cui quello Mills in cui è imputato il premier Silvio Berlusconi, per dare priorità a quelli per fatti gravi e gravissimi e in violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro. L’Udc, l’Idv e Pd hanno votato contro. “Siamo contrari all’aggravante di clandestinità e alla norma che sospende i processi. Ritiratela da questo decreto. Non è questione di antiberlusconismo, il dialogo deve avere principi e regole condivisi” dice Anna Finocchiaro, presidente del gruppo dei Democratici. L’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga, che non ha partecipato al voto, attacca “quelle lobby politico-eversive che sono l’Associazione nazionale magistrati e il Consiglio superiore della magistratura”. Rivendica l’approvazione del decreto Maurizio Gasparri: “Votiamo con orgoglio un provvedimento che dà più sicurezza gli italiani e più trasparenza alla giustizia” dice il capogruppo del Pdl. Di tutt’altro avviso il partito di Antonio Di Pietro i cui senatori parlano di un ritorno della P2, alzano cartelli con su scritto “E’ tornato il caimano”. Il testo ora passa all’esame della Camera.
Cossiga, Gasparri e Berlusconi, dovete solo morireeeeeeeeeeeee!!!!!!!!!!! Fonte: La Repubblica.
Si è scoperto che la citazione di Mastella nel suo discorso ["Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine"] non era di Neruda…Fin qui niente di strano, può capitare di sbagliarsi (magari si trattasse solo di una frasetta!!!).
Il bello è invece che Stefano Passigli, presidente della Passigli editori, che pubblica in Italia le opere del Nobel cileno, ha dovuto fare un comunicato. C’era scritto sia che “i versi banali” non appartengono a uno dei più grandi maestri del novecento ma soprattutto “non credo che Pablo Neruda, che ha speso la vita per grandi ideali politici, sarebbe stato lusingato dal sentir citare una poesia davvero sua dalla voce di Clemente Mastella”.
Non ne fa una giusta. Ma perchè non va in pensione???
(fonte: La Repubblica)
di MASSIMO GIANNINI
Stavolta è finita sul serio. Il “guerriero”, come l’ha orgogliosamente ribattezzato Diliberto, si è arreso. Triste destino, quello di Romano Prodi. L’unico leader politico di centrosinistra che riesce a vincere contro Silvio Berlusconi per ben due volte, ma per una ragione o per l’altra non riesce a governare per più di 600 giorni. Il Professore ha combattuto fino all’ultimo, ridando uno straccio di orgoglio e un briciolo di dignità a quel pezzo di coalizione che l’ha sostenuto fino all’ultimo. Ma al Senato, il suo vero Vietnam, nulla ha potuto contro il “fuoco amico” dei proto-comunisti alla Turigliatto, dei soliti trasformisti alla Mastella, degli pseudo liberisti alla Dini.
Se avesse compreso fino in fondo la strumentale irriducibilità della scelta ribaltonista consumata dalle truppe mastellate e dal manipolo diniano, oggi forse ci avrebbe risparmiato lo spettacolo, indecente per gli eletti e umiliante per gli elettori, di un Palazzo Madama trasformato in osteria, tra insulti, sputi e bocce di spumante [...].
Per il centrodestra, in mille pezzi solo fino a due settimane fa, quando le mura della Casa delle libertà erano crollate sotto i colpi di piccone della “rivoluzione del predellino” del Cavaliere, si rivede invece un orizzonte unitario. E soprattutto si riapre la strada per Palazzo Chigi. Sarà difficile se non impossibile, perfino per il presidente Napolitano, fermare la “macchina da guerra” berlusconiana, che l’uomo di Arcore vuole lanciata a folle corsa verso il voto anticipato. Con tanti saluti alla crisi dei salari, al tracollo dei mercati, al referendum di Segni e Guzzetta. Sta per cominciare, temiamo, tutto un altro film. Berlusconi Tre. La vendetta. O l’eterno ritorno. Con la stessa legge elettorale, la “porcata” di Calderoli, che ha massacrato il sistema repubblicano. Con un’altra armata Brancaleone, che andrà dal neo-fascista Tilgher al catto-populista Mastella, incrociando l’eversore padano Bossi e forse lo stesso “traditore” toscano Dini. Con l’ennesima accozzaglia di mezzi partitoni e di micro-partitini che, per garantirsi la sopravvivenza, non esitano a tenere in ostaggio un’intera nazione. Povera Italia. Meritava di più.
(24 gennaio 2008)
Per Veltroni la legge elettorale non si fa senza Berlusconi
Per Veltroni la legge elettorale si fa senza gli italiani
Per Veltroni la legge elettorale non si fa in Parlamento
Per Veltroni la legge elettorale non deve tenere conto delle tre proposte della legge di iniziativa popolare: “Parlamento Pulito”
Per Veltroni la legge elettorale si discute nei salotti dei segretari di partito, in segreto
Per Veltroni 350.000 italiani che hanno firmato per cacciare i condannati dal Parlamento valgono meno di un prescritto
Per Veltroni la legge elettorale è un fatto interno ai partiti e il referendum non si ha da fare
Per Veltroni la legge elettorale non va discussa alla Camera e al Senato sotto gli occhi del Paese
Per Veltroni…Leggi tutto l’articolo dal blog di beppe grillo





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