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supersilvio
Fonte: Polisblog.
La telefonata arriva ad un giovane italiano (“Io” nella trascrizione), residente a Sydney.
Io: “Hello ?”
Ct: “Ciao. Mi chiamo bip (ometto il nome per diritto alla privacy). Il tuo numero me lo ha dato Alessandro. Chiamo per conto di una compagnia di telemarketing per offrirti un lavoro”.
Io: “Interessante. Di che si tratta?”.
Ct: “Stiamo cercando persone che parlano italiano per chiamare i cittadini italo-australiani con diritto al voto in Italia per spiegare le modalità di voto presso il distretto di Sydney”.
Io: “Che bello! Mi sembra un bel servizio, mi interessa”.
Ct: (con voce più titubante) “C’è dell’altro. Dopo che hai spiegato le modalità di voto qui a Sydney, si deve fare propaganda per un candidato. Sai, il servizio è pagato da un candidato alle elezioni”.
Io: “Ah! E chi sarebbe questo candidato?”
Ct: “Preferiamo parlarne di persona. Comunque ti informo che è un candidato del partito di Berlusconi”.
“Forte risata da parte di entrambi…”
Io: “Scusa. A questo punto le cose cambiano. Non credo che ci riuscirei. Capiscimi, non sarei credibile”.
Ct: “No. Non preoccuparti. Immaginavo che ci potessero essere dei problemi. Ma è il PdL che ci paga per questo…purtroppo!”
Io “Almeno paga bene?”
Ct “In generale non lo so. A noi ci pagano da fame. Comunque grazie e scusa se ti ho disturbato. Continuo il giro di telefonate. Magari alla prossima non parlo di Berlusconi. Magari accetta di venirne a parlare di persona. ” (ancora forte risata)
Io: “Molte persone non accettano quando sentono di che partito si tratta?”
Ct: “Non ne hai idea”.
Io: “Bene. A quanto pare i soldi non comprano tutti. Buon lavoro”.
Fonte: POLISBLOG.it
ROMA — Quasi sorpresa di dover tornare sui suoi passi, la stampa americana e britannica torna a dare risalto a Silvio Berlusconi. «È un uomo che fa notizia. Considerato che prima o poi in Italia ci saranno elezioni e concorrerà, occuparsene sarà inevitabile», osserva Ian Fisher, giornalista del New York Times che lavora a Roma da tre e anni e mezzo. Fisher ieri ha firmato, con la sua collega Elisabetta Povoledo, un articolo imperniato su questo interrogativo: «Con la caduta di Romano Prodi, gli italiani sono pronti per un’altra dose di Berlusconi?». Ripreso in prima pagina dall’Herald Tribune, il servizio è uscito mentre il corrispondente da Roma del britannico Financial Times, Guy Dinmore, sotto una vignetta con il Cavaliere ipotizzava quasi una risposta a quella domanda. Il titolo del suo articolo era: «Il grande sopravvissuto d’Italia». Sottotitolo: «Il colosso dei media ed ex primo ministro sfida i suoi necrologi politici». Nel testo, la constatazione che «la scienza moderna» ha portato Berlusconi, 71 anni, «a sembrare perfino più giovane e con più capelli rispetto al 2006, quando perse contro Romano Prodi per soli 24 mila voti».
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Ce n’è da rallegrarsene relativamente, per il fondatore di Forza Italia. Perché se nelle prime puntate della sua storia governativa, nel 1994 e nel 2001, la stampa straniera si soffermava soprattutto sul conflitto di interessi tra le sue attività pubbliche e private, adesso l’attenzione si concentra sulla sua longevità politica, inquadrata nella cornice di un’Italia restia a rinnovare la propria classe politica. «Quasi 14 anni dopo il suo primo, breve mandato come primo ministro la macchina ben finanziata di Berlusconi mostra i segni del logorio. Ha un pacemaker impiantato dopo che è svenuto in pubblico nel 2006. I suoi capelli tinti e più forti, la chirurgia plastica, il suo trucco stranamente rossastro (…), tutto questo continua a rimanere parte della ricorrente risata nazionale sotto i baffi», ha sostenuto il New York Times. Titolo: «La lunga ombra di Berlusconi porta il gelo sulla politica italiana». Per il quotidiano americano, ormai Berlusconi non è tanto una «promettente novità». È l’esser rimasto alla guida del centrodestra che lo rende nel sistema politico «la sola scelta quando cade un governo impopolare di centrosinistra come quello di Prodi». Prospettive? «Probabilmente affronterà il popolare sindaco di Roma Walter Veltroni, esperto di media e quasi 20 anni più giovane», ha aggiunto il Nyt. Riportando che Emilio Giannelli, il vignettista, sospira: «Siamo stati a disegnare Berlusconi per 18 anni, e ne siamo stanchi». Commento del quotidiano: «Molti italiani sanno che la questione principale non è tanto Berlusconi, ma lo stesso sistema elettorale italiano, un sistema che offre poche scelte agli elettori». Dice Fisher, a voce: «Abbiamo chiesto un’intervista Berlusconi da giorni. Finora nessuna risposta». Nel frattempo, Dinmore sul Financial Times ha messo in dubbio che i sondaggi sulla vittoria del Cavaliere siano «robusti» e ha fatto notare che gli alleati con i quali cercherà voti erano stati da lui giudicati «ectoplasmi », poi si sono riallineati sia Gianfranco Fini («era furioso per il modo in cui un canale tv di Berlusconi aveva trattato la sua partner più giovane») sia Pier Ferdinando Casini.

Maurizio Caprara
03 febbraio 2008

di MASSIMO GIANNINI

Stavolta è finita sul serio. Il “guerriero”, come l’ha orgogliosamente ribattezzato Diliberto, si è arreso. Triste destino, quello di Romano Prodi. L’unico leader politico di centrosinistra che riesce a vincere contro Silvio Berlusconi per ben due volte, ma per una ragione o per l’altra non riesce a governare per più di 600 giorni. Il Professore ha combattuto fino all’ultimo, ridando uno straccio di orgoglio e un briciolo di dignità a quel pezzo di coalizione che l’ha sostenuto fino all’ultimo. Ma al Senato, il suo vero Vietnam, nulla ha potuto contro il “fuoco amico” dei proto-comunisti alla Turigliatto, dei soliti trasformisti alla Mastella, degli pseudo liberisti alla Dini.

Romano si è fermato a Ceppaloni. Si compie così il destino di un governo che ha finito per pagare un prezzo di immagine e di credibilità molto più alto dei suoi effettivi demeriti. Il risanamento dei conti pubblici in appena un anno e mezzo è un risultato vero, [...].


Se avesse compreso fino in fondo la strumentale irriducibilità della scelta ribaltonista consumata dalle truppe mastellate e dal manipolo diniano, oggi forse ci avrebbe risparmiato lo spettacolo, indecente per gli eletti e umiliante per gli elettori, di un Palazzo Madama trasformato in osteria, tra insulti, sputi e bocce di spumante [...].

Per il centrodestra, in mille pezzi solo fino a due settimane fa, quando le mura della Casa delle libertà erano crollate sotto i colpi di piccone della “rivoluzione del predellino” del Cavaliere, si rivede invece un orizzonte unitario. E soprattutto si riapre la strada per Palazzo Chigi. Sarà difficile se non impossibile, perfino per il presidente Napolitano, fermare la “macchina da guerra” berlusconiana, che l’uomo di Arcore vuole lanciata a folle corsa verso il voto anticipato. Con tanti saluti alla crisi dei salari, al tracollo dei mercati, al referendum di Segni e Guzzetta. Sta per cominciare, temiamo, tutto un altro film. Berlusconi Tre. La vendetta. O l’eterno ritorno. Con la stessa legge elettorale, la “porcata” di Calderoli, che ha massacrato il sistema repubblicano. Con un’altra armata Brancaleone, che andrà dal neo-fascista Tilgher al catto-populista Mastella, incrociando l’eversore padano Bossi e forse lo stesso “traditore” toscano Dini. Con l’ennesima accozzaglia di mezzi partitoni e di micro-partitini che, per garantirsi la sopravvivenza, non esitano a tenere in ostaggio un’intera nazione. Povera Italia. Meritava di più.


(24 gennaio 2008)

”Mastella con noi? Penso che nel Popolo delle libertà vi sia spazio per tutti coloro che condividono gli stessi valori e che hanno un numero di elettori che li sostengono. Non penso quindi che esistano problemi a riguardo”. Con un annuncio-confessione Silvio Berlusconi ha spalancato le porte del centrodestra al leader dell’Udeur. Mastella, spiega, ha i voti e condivide con lui gli stessi ideali. Ovviamente non quelli cattolici: il Cavaliere, tanto per dirne una, è divorziato, mentre l’ex Guardasigilli crede talmente nella famiglia da averci creato intorno un partito. I valori in campo sono altri: si va dall’allergia a qualsiasi controllo di legalità, per arrivare sino all’irresistibile attrazione per l’ingerenza negli affari della pubblica amministrazione…(leggi tutto, dal blog di Peter Gomez e Marco Travaglio)

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Grazie a dio, le strade della perdizione sono infinite. (Massi)

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